venerdì 6 marzo 2015

La Mafia dell'antimafia e i paladini della legalità: di chi possiamo fidarci?

- EDIZIONE STRAORDINARIA -

La Mafia dell'antimafia e i paladini della legalità: di chi possiamo fidarci?

a cura di Rosario Fiore, docente di Diritto internazionale Unipa
e Gabriele Messina Presidente I.ME.SI



Questi sono giorni difficili, anzi difficilissimi, per l'antimafia siciliana. Prima la notizia di una delicatissima indagine della DDA di Caltanissetta nei confronti di Antonello Montante, leader di Confindustria Sicilia e delegato nazionale per la legalità, componente dell'Agenzia per i beni confiscati alla mafia, con l'accusa pesantissima di concorso esterno di tipo mafioso; poi il recente arresto del potente Presidente della Camera di Commercio di Palermo, Roberto Helg, paladino della legalità e sostenitore degli imprenditori estorti, arrestato in flagranza di reato per una triste vicenda di estorsione; infine la bocciatura, da parte del CSM, del Procuratore Aggiunto della DDA di Palermo, Nino Di Matteo, per un incarico alla Procura Nazionale Antimafia. Come se non bastasse, il Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia, Rosy Bindi, in questi giorni impegnata con gli altri commissari proprio in Sicilia, ha dichiarato che "la Commissione antimafia farà un'indagine sul movimento antimafia, con grande serenità e con intenti non polizieschi, ma politici. Daremo il nostro contributo al Paese affinché il ruolo dell'antimafia sia un punto di riferimento nella lotta alla mafia". Già, il movimento antimafia! Molti, forse troppi, in questi anni hanno costruito le proprie fortune imprenditoriali e politiche sotto la bandiera della lotta alla mafia. Già, Leonardo Sciascia, nel lontano 1987, in una celebre intervista al Corriere della Sera, per primo parlò di “professionisti dell'antimafia”, riferendosi a coloro i quali, magistrati compresi, utilizzavano la lotta alla mafia per il proprio tornaconto, ovvero come pregiatissimo strumento per tutelare o avvantaggiare i propri interessi personali. Oggi, quelle parole di Sciascia tornano di grande attualità. Quanti imprenditori in Sicilia hanno aumentato i propri vantaggi economici predicando – e solo predicando - la lotta a Cosa Nostra? Quanti esponenti della classe politica hanno raggiunto posti di rilievo istituzionale sull'onda dell'antimafiosità? Tantissimi, dai vertici di Confindustria Sicilia fino ad arrivare al Presidente Crocetta e al suo mentore, il re di Palermo Beppe Lumia. Tantissimi si sono riempiti la bocca di belle parole parlando di legalità e antimafia, persino insospettabili finiti poi alla ribalta delle cronache. Ma di fronte ai recenti fatti di cronaca resta un nodo drammatico e complicato da sciogliere: di chi possiamo fidarci? Ecco, oggi il rischio di una antimafia di facciata, che predica protocolli di legalità, e poi magari fa affari con Cosa Nostra oppure si serve dei voti di Cosa Nostra è un grande pericolo, per la società e per la democrazia. A questa antimafia delle carriere e dei privilegi, a questa “mafia dell’antimafia”, come direbbe Pietrangelo Buttafuoco, preferiamo una antimafia vera. Una antimafia dei doveri e dei diritti, quella che hanno fatto Falcone e Borsellino e che oggi porta avanti il Procuratore Nino Di Matteo con grande coraggio e determinazione. 

2 commenti:

  1. Manfredi Lodato6 marzo 2015 04:10

    Sempre citando Sciascia: il principale problema della Sicilia è la forte mancanza di 'coesione tra Cultura e cultura'.

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  2. L'articolo di Sciascia è stato più volte strumentalizzato in passato. Come spesso accade agli intellettuali, ci aveva visto lungo. L'eccezione e il professionismo venivano denunciati in quanto incompatibili con l'idea di Stato di Diritto. Poichè l'analisi dell'essenza del fenomeno mafioso per lo scrittore stava proprio in quel metodo di controllo (e di governo) che preesisteva, resisteva e conviveva con quello dello Stato.

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